lunedì 24/02/2025 • 06:00
Ogni agevolazione fiscale richiede degli adempimenti all'impresa: questo si verifica anche per l'IRES premiale. Tale agevolazione ha il carattere della transitorietà perché il beneficio che l'imprenditore godrà è limitato solo per il 2025.
La legge di bilancio 2025 ha introdotto la novità, rispetto al passato, che consiste in una tassazione IRES, la cui aliquota è ridotta dal 24% al 20%. Ha una durata alquanto limitata perché è riferita solo all'anno 2025. Tale agevolazione è stata attribuita alle società di capitali e agli enti commerciali, quindi sono escluse le imprese individuali, società di persone, quali Snc, Sas e società di fatto, ecc. Per acquisire tale beneficio, l'imprenditore deve possedere dei requisiti e deve esserci l'impegno a compiere ciò che la legge gli impone di fare.
L'agevolazione in oggetto ha il carattere della transitorietà perché il beneficio che l'imprenditore godrà è limitato solo per il 2025. Gli adempimenti da rispettare sono:
Il bilancio 2024 deve chiudere in utile
Sono escluse a priori, le società in perdita, con un pareggio e con utile alquanto risicato e sono altresì impossibilitate ad accedere a tale beneficio le imprese che nell'anno 2023 hanno chiuso in perdita. Senza alcun dubbio si parla di un risultato civilistico e non fiscale, del bilancio regolarmente approvato e depositato presso l'ufficio Camerale. Gli utili, dalla differenza dell'80% rimasti in società, relativi all'anno 2024, subiranno un divieto di distruzione fino al 31 dicembre 2026.
Dunque, saranno distribuibili dopo tale data, a secondo della volontà dell'assemblea. Per quanto riguarda l'art. 2430 c.c., in materia di Riserva Legale, il 5% dell'utile che dovrà essere accantonato a tale titolo, fino a quando la riserva non avrà raggiunto il quinto del capitale sociale, sarà calcolato sulla differenza dell'utile stesso dopo aver detratto l'80% a titolo di legge di bilancio 2025. L'importo che verrà imputato alla riserva legale dell'anno 2024 sarà di gran lunga inferiore rispetto agli importi accantonati negli anni precedenti. Ciò perché manca una importante fetta di utile, pari all'80%, già accantonata ad altro titolo. Un richiamo a tale punto in nota integrativa sarà di aiuto per meglio comprendere i dati esposti in bilancio. Tenuto conto che la norma in esame è entrata in vigore l'1 gennaio 2025, bisognerà attendere la stesura del bilancio 2024, e soprattutto la data dell'assemblea che si svolgerà alla fine di aprile o di giugno, quasi a metà anno, già trascorso. Quindi il tempo che rimane agli imprenditori per aderire a tali agevolazioni è alquanto stretto e, quindi, le decisioni da prendere non dovranno essere affrettate, ma ponderate.
Accantonamento in apposita riserva
L'80% di detto utile deve essere accantonato in un'apposita riserva e la scrittura contabile deve essere elaborata dopo la data di approvazione del bilancio stesso. Senza dubbio l'articolo a partita doppia sarà svolto dopo il 30 di aprile o 30 giugno 2025. Detto ammontare viene collocato fra le passività, fra i conti di capitale, in un'apposita riserva denominata “Riserva da legge di bilancio 2025”. Deve avere una sua separata ed autonoma sistemazione in bilancio e non dovrà essere sommata ad altre riserve, già esistenti in bilancio. Tutto questo dovrà apparire in contabilità dopo la chiusura del bilancio al 31 dicembre 2024, e approvato con assemblea svolta nel 2025.
L'articolo a partita doppia sarà il seguente:
30 giugno 2025
“Riserva legge 207/2024 a Utile d'esercizio 2024”
Riserva dell'80% dell'utile anno 2024
Se il bilancio 2024 non sarà approvato, non si parlerà di agevolazione.
Investimenti entro il 31 ottobre 2026 con tecnologie avanzate
Altro requisito richiesto per godere di tale beneficio sta nel destinare almeno il 30% degli utili accantonati (in misura comunque non inferiore al 24% degli utili relativi al 2023) ad un investimento in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio nazionale, indicati negli allegati A e B di cui alla L. 232/2016 e art. 38 DL 19/2024. Sono investimenti che rientrano nelle categorie 4.0 o 5.0, ammessi anche con contratti di leasing, effettuati dall'1 gennaio 2025 al 31 ottobre 2026. Gli acquisti di cespiti conclusi nell'anno 2025 saranno evidenziati nella dichiarazione fiscale dell'anno 2025 da presentarsi nell'anno 2026. Detti beni saranno ubicati in azienda per 5 anni e per la cessione degli stessi bisognerà attendere lo spirare del quinquennio. L'importo dell'investimento non potrà essere inferiore a 20.000 euro. Potranno essere più cespiti, il cui importo complessivo non dovrà essere inferiore all'importo sopra citato.
Detti cespiti passeranno regolarmente dalla contabilità e dal libro dei beni ammortizzabili di cui all'art. 16 DPR 600/73, se acquistati con regolare contratto di compravendita. Nell'occasione gli amministratori, nella stesura della nota integrativa dovranno richiamare gli investimenti eseguiti (se questi sono stati conclusi nel 2025), altrimenti tutto verrà rimandato nell'anno in cui i contratti di acquisti saranno conclusi. Il beneficio verrà meno qualora gli investimenti venissero subito dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, o assegnati stabilmente a strutture produttive localizzate all'estero, anche se appartenenti allo stesso gruppo societario. Gli investimenti sono soggetti a comunicazione preventiva affinché il ministero possa controllare il raggiungimento del limite di spesa.
Forza lavorativa-welfare
Non poteva mancare un richiamo allo stato assistenziale. Per beneficiare di quanto sopra, l'imprenditore deve tenere a bada il numero di unità lavorative annue al periodo d'imposta 2025 che sia almeno pari o superiore rispetto alla media del triennio precedente (2022-2024) e dovranno essere effettuate ulteriori assunzioni di lavoratori con contratto a tempo indeterminato in misura pari almeno all'1% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato mediamente occupati nel periodo d'imposta 2024 e comunque in misura non inferiore a un lavoratore a tempo indeterminato. Altro aspetto da non dimenticare è quello che l'azienda non deve aver fatto ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni nell'anno 2024 o nel 2025.
Controlli del Fisco
Quando il legislatore concede un beneficio i controlli del Fisco sono serrati. Basta la mancanza di soddisfacimento di un solo requisito, che tutta l'agevolazione salta. I bilanci e le dichiarazioni dei redditi interessati verranno controllati con più attenzione. Sarà esaminato il principio della competenza ed altri aspetti temporali che incidono sulle poste di bilancio. Non sarà trascurato l'esame del mondo welfare, con attenzione agli obblighi di assunzione del personale, con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Non mancheranno controlli di carattere giuslavoristico, sempre in tema di forza lavoro e ciò potrà riguardare il fatto di aver già usufruito o meno i benefici della GIG. Altro punto di attenzione riguarderà l'esame della documentazione dell'investimento di beni tecnologicamente avanzati, così come richiesti dalla categoria 4.0 o 5.0. In caso di errori o di inadempimenti si avrà la decadenza dai benefici dopo che il Fisco avrà concluso la verifica fiscale e ciò risulterà da un processo verbale di constatazione e per ultimo da un avviso di accertamento. I controllori ricalcoleranno le imposte con aliquota piena oltre alle sanzioni dovute. Le sanzioni applicate saranno di infedele dichiarazione. Attendiamo chiarimenti dall'Agenzia delle entrate.
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Francesco Limatola
- Tax specialist presso KPMG. Dottore commercialista e Revisore legale.Rimani aggiornato sulle ultime notizie di fisco, lavoro, contabilità, impresa, finanziamenti, professioni e innovazione
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