mercoledì 16/10/2024 • 06:00
In un contesto economico e normativo in continua evoluzione, la formazione professionale continua (FPC) rappresenta un pilastro fondamentale per i commercialisti. Gli iscritti all'Ordine sono infatti tenuti a seguirla per mantenere e aggiornare le proprie competenze. Per molti la FPC è purtroppo ancora solo un obbligo da assolvere al fine di non incorrere in provvedimenti disciplinari.
Il tema della formazione è centrale al Convegno nazionale del CNDCEC del 15 e 16 ottobre a Pesaro.
Non tutti hanno inteso che la formazione è soprattutto una necessità e un'opportunità per rimanere al passo con normative e pratiche professionali in costante aggiornamento.
La formazione professionale continua è quindi importante in quanto permette ai commercialisti di affrontare le sfide e le evoluzioni del mercato, di fornire servizi di alta qualità ai loro clienti e di rimanere competitivi. Essere all'avanguardia in termini di conoscenza e competenze permette di non essere solo consulenti, ma veri e propri partner strategici per i propri clienti, di essere in grado di guidarli con competenza e visione in un panorama economico estremamente mutevole.
Specializzazioni valore aggiunto per il commercialista
La formazione continua, dunque, è tutt'altro che un mero adempimento burocratico, ma rappresenta una vera e propria leva strategica per il professionista, tanto che, oltre al continuo aggiornamento normativo, fornisce anche la possibilità di approfondire aree di specializzazione che rappresentano un valore aggiunto per i clienti e offrono la possibilità di una differenziazione sul mercato, nonché l'apprendimento nelle aree dell'innovazione e della digitalizzazione che sempre più influenzano la consulenza contabile e fiscale.
La formazione continua è regolamentata dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili che stabilisce un obbligo di aggiornamento/formazione per tutti gli iscritti all'albo. Ogni commercialista deve maturare un minimo di 90 crediti formativi triennali, di cui almeno 9 nelle cosiddette materie “obbligatorie” (ordinamento e deontologia professionale, antiriciclaggio, pari opportunità). Tra le materie obbligatorie particolare rilevanza assume la deontologia professionale: mantenere elevati standard etici e deontologici è essenziale per garantire la fiducia da parte dei clienti e della comunità. Il commercialista, infatti, è chiamato a gestire situazioni delicate come la pianificazione fiscale, la gestione patrimoniale e la consulenza alle imprese in difficoltà. Un comportamento scorretto, o la mancata adesione a standard professionali condivisi, può avere conseguenze gravi, sia a livello legale che reputazionale.
Le modalità con cui si può adempiere all'obbligo della formazione continua sono molteplici: fruizione in presenza – eventi in aula – o mediante l'utilizzo di piattaforme – live o “on demand”.
La formazione a distanza, il cui sviluppo si è avuto in modo esponenziale durante il periodo della pandemia, ha reso la formazione maggiormente fruibile da parte di tutti i commercialisti, permettendo agli stessi di aggiornarsi in modo flessibile senza la necessità di spostarsi fisicamente.
È d'altro canto innegabile come la FPC, oltre a numerosi benefici, comporta anche un aspetto particolarmente critico ossia la difficile gestione del tempo.
Conciliare la frenetica routine che comporta lo svolgimento della professione, tra scadenze fiscali e consulenze, con la partecipazione a corsi o eventi formativi può risultare complesso, tanto più dopo che il proliferare di albi ed elenchi avutosi in questi ultimi anni ha imposto lo svolgimento di una formazione aggiuntiva e specializzata.
Nuove opportunità professionali
Il valore aggiunto derivante da una formazione di qualità impone una riflessione sulla eventuale necessità di adattarla maggiormente alle sfide che il mercato del lavoro professionale lancia alla categoria.
La domanda alla quale dobbiamo rispondere è se la FPC sia in grado o meno di accompagnare i nostri colleghi sulla strada del superamento, o quantomeno dell'ampliamento, dei tradizionali ambiti di attività. I dati in nostro possesso ci dicono che sia l'offerta formativa che il numero di partecipanti ai corsi premiano ancora in prevalenza argomenti “tradizionali”, quali quelli legati all'attività fiscale, societaria, contabile. Contestualmente, però, cresce anche l'offerta su nuovi ambiti di attività che corrispondono ad altrettante nuove opportunità professionali.
Sebbene decisamente più limitata, la formazione dedicata alla sostenibilità, ad esempio, sta riscuotendo l'interesse di un numero crescente di colleghi. Lo sforzo che tutti insieme dobbiamo compiere – governance della categoria e iscritti – è proprio questo: tenere insieme temi classici e aperture al nuovo, consolidando l'esistente ma sviluppando la capacità di guardare a nuove tematiche, in un'ottica che non può che essere quella di una formazione specialistica e tenendo ben presente che investire nella propria formazione è di fatto un investimento sul proprio futuro professionale.
Giuffrè Francis Lefebvre è presente al Convegno CNDCEC 2024. Ti aspettiamo al nostro Stand a Pesaro dal 15 al 16 ottobre! |
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