venerdì 22/09/2023 • 06:00
Le operazioni inesistenti soggette a reverse charge danno luogo all’applicazione della sanzione del 90% da indebita detrazione e non anche alla sanzione per l’infedele dichiarazione. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate nel corso di un evento della stampa specializzata del 20 settembre 2023.
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Operazioni inesistenti soggette a reverse charge
Il conflitto interpretativo sulla portata applicativa dell'art. 6 c. 9-bis.3 D.Lgs. 471/97 è stato risolto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 22727/2022, ritenendo applicabile il trattamento sanzionatorio più favorevole (dal 5 al 10% dell'imposta) alle operazioni soggettivamente inesistenti astrattamente imponibili a condizione che ricorrano i requisiti per il riconoscimento del diritto alla detrazione per carenza di prova dell'elemento psicologico.
L'art. 1 c. 152 L. 197/2022 (Legge di Bilancio) è successivamente intervenuto modificando l'art. 6 c. 9-bis.3 D.Lgs. 471/97 al fine di stabilire che il cessionario/committente è punito con la sanzione proporzionale del 90% dell'IVA che non avrebbe potuto detrarre quando le operazioni inesistenti sono state determinate da un intento di evasione o di frode del quale sia provato che il cessionario/committente era consapevole.
In sostanza, la sanzione più mite è applicabile quando le operazioni inesistenti in reverse charge sono esenti, non imponibili o non soggette a IVA, nel qual caso opera la neutralizzazione dell'IVA a credito e di quella a debito; oppure im...
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