lunedì 11/12/2023 • 06:00
Con il DDL Lavoro, il legislatore intende porre fine ad una prassi in cui l’assenza ingiustificata porti al licenziamento del lavoratore, con riconoscimento della NASpI. L’identificazione delle dimissioni di fatto alle assenze oltre il termine previsto dal CCL dovrebbe portare un effetto deflativo. Ma è giusto sapere che già la giurisprudenza era intervenuta per arginare questo fenomeno.
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L'articolo 9 DDL Lavoro, presentato alla Camera dei Deputati il 6 novembre 2023, sembra fornire una risposta affermativa ad un quesito che, gli esperti del settore, invocano da tempo: l'assenza ingiustificata del lavoratore può essere qualificata come comportamento concludente dello stesso, equiparandolo così alla manifestazione di una volontà dimissoria?
Come si evince dalla lettura dell'art. 9 in parola, “in caso di assenza ingiustificata protratta oltre al termine previsto dal contratto collettivo” o, in sua assenza, per un periodo di tempo “superiore a cinque giorni, il rapporto di lavoro si intende risolto per volontà del lavoratore” e, per tale ragione, non si ritiene applicabile la disciplina di cui all'art. 26 D.Lgs. 151/2015, in materia di “dimissioni” (con specifico riferimento all'obbligo di presentare le dimissioni in modalità telematica, pena la loro inefficacia).
Se il disegno di legge venisse approvato nella sua attuale versione bollinata, l'assenza ingiustificata del lavoratore costituirebbe, d'ora in avanti, un valido motivo di risoluzione del rapporto di lavoro per volontà del lavoratore, sollevando la società dall'obbligo di versare il cosiddetto “ticket di lice...
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Mario Cassaro
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